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09/12/2016

MENTE APERTA E IDEA FORTE: IL KIT DELLO STARTUPPER SECONDO USUELLI

La stoffa... l'idea... il tempo... la voglia... ma ci sono anche delle competenze manageriali che uno startupper deve avere, per iniziare con il piede giusto un percorso di crescita e di sviluppo del proprio progetto? Molto probabilmente sì.

Ne abbiamo parlato con sei associati, ciascuno ci regala un parere e un punto di vista sul tema che, per un neo imprenditore o per un aspirante tale, è all'ordine del giorno... tutti i giorni!

Oggi è la volta di Massimiliano Usuelli, Responsabile Economia Digitale Nord e Nord Est di Banca Sella.

 

Quali sono a suo parere le competenze manageriali "base" che uno startupper deve avere per avviare la propria attività?

Credo che uno startupper debba avere sicuramente nella sua "valigetta" un'idea d'impresa interessante (fulcro ) e un'apertura mentale. Quest'ultima è importante, perché è necessario saper recepire osservazioni e non acquisirle passivamente, avere senso critico e fare proprie le "esperienze" altrui trasformandole in una opportunità per crescere. Uno startupper deve saper lavorare in team e saperlo gestire, ma prima ancora è essenziale che abbia un occhio lungimirante nel costruirlo in modo da avere componenti che completino le sue competenze e non si sovrappongano.

Nella sua esperienza da mentor, quali sono le competenze manageriali più difficili da trasmettere? E  perché?

La mia esperienza come mentor riguarda temi più generali che specifici e non posso che ribadire come sia importante l'apertura mentale. E' tra le competenze più difficili da trasmettere: può risultare a volte complesso far capire che apportare modifiche al proprio progetto può risultare utile al fine del progetto stesso. Non intendo dire che si debba rinunciare alla “giusta difesa" delle proprie idee, ma essere consapevoli che fare delle variazioni sul progetto non significa snaturarlo ma farlo proseguire lungo il percorso migliore, dettato da fattori esterni non presi precedentemente in considerazione per la mancanza di esperienza, cosa piuttosto comune se si è un neo imprenditore.

Che contributo danno i percorsi di incubazione e di accelerazione, soprattutto per ciò che concerne la formazione dei founder?

Dalle esperienze che mi hanno raccontato alcuni startupper, vissute da loro stessi in prima persona, mi sembra che alcuni percorsi siano a volte poco aderenti alle loro reali esigenze. Inoltre spesso il team non è seguito molto. Capisco che gli startupper non debbano pretendere che ci sia qualcuno che porti avanti il progetto al posto loro, ma purtroppo mi sono stati segnalati alcuni casi in cui anche il supporto “base” che ci si aspetta, non è stato dato. Detto questo, come in tutto, dipende dall'operatore e non voglio fare di ogni erba un fascio: c'è chi lavora più seriamente e chi meno, come in tanti campi.

 

di Marta Abbà

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